Ponti di fraternità: storie di accoglienza sulle orme di Francesco
L'accoglienza nell'anno del Centenario FrancescanoL’economia della sopravvivenza tra crisi globali e carovita: 1 famiglia su 10 non riesce a pagare le bollette
In un mondo segnato da conflitti e crisi economiche, la rete delle realtà francescane e la Comunità di Sant’Egidio rispondono a richieste d’aiuto che mutano: il 28% chiede cibo, ma cresce il bisogno di supporto per il pagamento delle utenze e l’orientamento al lavoro. L’analisi che racconta la trasformazione dei bisogni primari nell’anno del Centenario Francescano.
Mentre nel mondo il numero dei profughi continua a crescere — in Ucraina le stime parlano di 3,7 milioni di sfollati interni e 5,9 milioni di ucraini rifugiati all’estero, mentre gli attacchi al Libano hanno portato oltre 280.000 persone ad attraversare il confine con la Siria, tra le quali 238.000 siriani[1] — l’Italia si confronta con le conseguenze di quella che Papa Francesco ha definito una “terza guerra mondiale a pezzi“.
In questo scenario di crescente fragilità, l’evento “Ponti di fraternità: storie di accoglienza sulle orme di Francesco” ha rappresentato un momento di riflessione sui valori di pace e convivenza. Promosso da Antoniano in occasione dell’ottavo centenario dalla morte del Santo di Assisi per analizzare le nuove sfide dell’accoglienza, l’incontro ha riunito a Roma le voci della rete francescana e della Comunità di Sant’Egidio e le testimonianze dirette dal fronte e di chi ha potuto resistere e ricominciare grazie alla solidarietà.
Le conseguenze di questa instabilità globale, unite al peso di un carovita sempre più insostenibile, stanno infatti investendo sia chi giunge nel nostro Paese fuggendo dalla guerra, sia il tessuto sociale locale, cambiando profondamente il volto della povertà in Italia. A tracciare un quadro di questa emergenza complessa sono i dati dell’Osservatorio sulla povertà di Antoniano[2], che fotografano le richieste dei nuclei familiari e dei singoli individui, sia italiani che stranieri, che bussano alle porte della rete solidale di Operazione Pane.
[1] Fonte: UNHCR
[2] I dati presentati sono frutto di una rilevazione condotta su un campione di 20 realtà francescane attive sul territorio italiano e parte della rete di Operazione Pane.
Crescono i pasti, ma per l’11% delle famiglie l’emergenza sono le bollette
I dati dell’Osservatorio di Antoniano, raccolti dalle realtà di Operazione Pane, che nel 2025 hanno distribuito in media 57.076 pasti al mese (+10% rispetto al 2024), mostrano una fotografia chiara delle urgenze quotidiane in Italia, rivelando come le necessità riguardino l’intera sfera di vita delle persone.
L’aiuto alimentare rimane la richiesta principale per chi si rivolge alla rete solidale e rappresenta il bisogno primario per il 28% delle famiglie e per il 22% dei singoli. L’emergenza economica, però, non si esaurisce a tavola: il supporto per il pagamento delle utenze domestiche è diventato fondamentale e riguarda l’11% delle famiglie (per le quali rappresenta la seconda ragione in assoluto per cui si chiede aiuto) e il 12% dei singoli. A pesare sulle persone sole è anche e soprattutto lo spettro della disoccupazione: la ricerca di lavoro è un’urgenza cruciale per il 15% degli utenti singoli, al secondo posto dopo la necessità di cibo.
A questi bisogni, tra le famiglie, si affiancano le spese per i figli, che rappresentano un carico spesso insostenibile per i nuclei familiari vulnerabili, tra vestiario (11%), materiale e supporto scolastico (11%), accesso ad attività ricreative (9%) e acquisto di prodotti specifici per la prima infanzia (7,5%).
La fragilità economica si traduce in vulnerabilità sanitaria ed emotiva. Il 10% dei singoli si rivolge ad Antoniano per assistenza medica o per l’acquisto di farmaci, mentre per il 6% emerge un forte bisogno di supporto psicologico e relazionale; una necessità sentita anche dal 6% delle famiglie, a dimostrazione di come la povertà intacchi profondamente anche la salute mentale.
“L’aumento delle difficoltà economiche che colpiscono le famiglie e i singoli è un segnale e un sintomo di un grande disagio che non possiamo ignorare. Costruire la propria casa, oggi, significa costruire la casa di tutti“, dichiara Fra Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano.
“San Francesco ci insegna che l’accoglienza deve saper mutare forma per rispondere a nuove domande di dignità. Per questo il nostro impegno non si limita alla tavola: offriamo un pasto, ma anche occasioni di incontro e solidarietà che restituiscano alle persone gli strumenti per uscire dalla solitudine e ritrovare l’autonomia, dando loro la forza di ricominciare”.
“L’ospitalità è una delle caratteristiche della vita cristiana sin dalle origini. Sono 10 anni che la Comunità di Sant’Egidio ha promosso i Corridoi Umanitari. Circa 10.000 persone hanno così potuto trovare ospitalità in questi anni. Tutte venivano da situazioni di fragilità e di violenza e hanno ritrovato un futuro”, dichiara il prof. Marco Bartoli, della Comunità di Sant’Egidio.
“Come Natalia, ucraina in dialisi, venuta a Roma per curarsi, che ora aiuta nella casa per senza dimora voluta da Papa Francesco a piazza San Pietro. O come Mohamad, giovane siriano, arrivato dopo anni in Libano, che ora passa le sue vacanze a Cipro come mediatore culturale, aiutando i rifugiati che tentano di arrivare in Europa“.
Chi bussa alle porte di Antoniano: fragilità condivisa tra italiani e stranieri
Le porte delle strutture francescane si aprono senza distinzioni. In Italia, i nuclei familiari supportati sono per il 32% italiani e per il 68% stranieri, provenienti prevalentemente dal continente africano (45%) e dall’Europa Orientale (23%). Per quanto riguarda le persone singole, il 24% è di nazionalità italiana, mentre il restante 76% ha un background migratorio, principalmente da Africa (54%) ed Europa Orientale (22%). All’interno del bacino dell’Europa Orientale emerge un dato significativo: oltre un quinto è composto da cittadini ucraini (21%), un numero che riflette il conflitto alle porte dell’Europa e che porta direttamente al cuore di un’altra emergenza umanitaria.
Lo sguardo all’estero: l’impegno di Operazione Pane tra Ucraina e Siria
La missione di Operazione Pane non si ferma ai confini nazionali, ma raggiunge direttamente i cuori dei conflitti. Grazie alle realtà francescane attive in Siria e in Ucraina, la rete garantisce complessivamente una media di oltre 26.000 pasti al mese, portando aiuti concreti laddove le tensioni globali colpiscono più duramente.
In Ucraina, la risposta all’emergenza ha trasformato i luoghi di culto per far fronte a necessità disperate. Come raccontato all’evento di Roma dalla forte testimonianza di fra Paschalis, responsabile della realtà di Šarhorod, le chiese si sono convertite in veri e propri “Punti d’invincibilità”: spazi sicuri, pensati per contrastare i morsi di un inverno freddissimo e il peso di una grande solitudine, dove vengono offerte in media 585 ceste alimentari ogni mese, accompagnate da beni di prima necessità, come farmaci e prodotti per l’igiene.
Ad Aleppo, invece, la mensa di Operazione Pane garantisce una media di 1.000 pasti caldi al giorno, supportando 800 famiglie e 2.000 persone singole. Anche in questo contesto, come in Italia, la distribuzione del cibo è sempre accompagnata da momenti di ascolto e socializzazione, offrendo un barlume di normalità e conforto in un contesto di conflitto permanente.
L’evento “Ponti di fraternità: storie di accoglienza sulle orme di Francesco” ci ricorda che, di fronte a un mondo sempre più frammentato, l’accoglienza è l’unica vera risposta alla logica dello scontro. In un tempo segnato da guerre, crisi umanitarie ed economiche, migrazioni forzate e nuove fratture sociali, il messaggio fraterno di San Francesco d’Assisi risuona con forza e torna di stringente attualità. Seguendo le orme del Santo, nell’anno in cui si celebra l’ottavo centenario dalla sua morte, la rete francescana di Antoniano e la Comunità di Sant’Egidio rinnovano il loro impegno quotidiano a prendersi cura delle nuove fragilità sociali: un lavoro sul campo guidato dalla consapevolezza che solo attraverso la cura dell’altro, il farsi prossimi e la condivisione del pane si può costruire una pace autentica.