San Francesco è qui
Negli 800 anni dal suo Transito, il suo messaggio continua a vivereNel 2026, a 800 anni dal Transito di San Francesco d’Assisi, vogliamo rendere omaggio alla sua eredità spirituale raccontando, con il proprio sguardo, come il suo messaggio continui a ispirare l’Antoniano di oggi attraverso una presenza viva e quotidiana. Non come una semplice memoria del passato, ma come uno stile d’azione concreto e riconoscibile, che prende forma nella cura, nella fraternità, nell’accoglienza e nell’attenzione agli ultimi.
“San Francesco è qui” accompagna questo percorso attraverso alcuni temi centrali della spiritualità francescana, intrecciandoli con il racconto dei progetti e delle persone che ogni giorno danno vita alla missione di Antoniano.
Fra Giampaolo Cavalli, Direttore di Antoniano, offre un’immagine che racchiude il senso di questo cammino: quella di un Francesco “scalzo”. «Francesco vive oggi in ogni persona che si leva i sandali e si mette scalza nel territorio di un altro». Essere scalzi significa avvicinarsi all’altro con rispetto, riconoscendo che ogni persona e ogni creatura sono un dono prezioso da custodire.
È questo lo sguardo che guida l’intero percorso: riconoscere, nei gesti quotidiani, una presenza che continua a ispirare il nostro modo di abitare il mondo e di prenderci cura degli altri.
Festa del perdono di Assisi | Accogliere è una porta sempre aperta
Dalla lettera di fra Antonio Scabio, Ministro provinciale
Il Perdono di Assisi non è soltanto un’indulgenza da ricevere. È anzitutto una porta da attraversare. Entriamo portando il peso delle nostre fragilità, delle nostre ferite, dei nostri peccati e ne usciamo raggiunti dalla tenerezza di Dio, che ricrea il cuore e restituisce speranza.
Francesco aveva sperimentato tutto questo nella propria vita. Sapeva di essere stato raggiunto dalla misericordia del Signore e per questo desiderava che nessuno rimanesse escluso da tale dono. La sua richiesta a papa Onorio III nasceva dalla certezza che il Vangelo è anzitutto una buona notizia per chi si riconosce bisognoso di essere salvato.
Ma l’esperienza di Francesco non si ferma qui. La misericordia ricevuta diventa inevitabilmente misericordia donata. Nel Cantico delle Creature egli canta: «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore». Il perdono non è presentato come un gesto straordinario riservato a pochi, ma come il luogo nel quale fioriscono la pace e la vera letizia. Là dove si sopportano con pazienza le infermità, le tribolazioni e anche le ferite reciproche, Dio continua a generare comunione.
Anche il nostro tempo è attraversato da incomprensioni, differenze di sensibilità, fatiche relazionali, stanchezze personali e comunitarie. Anche noi possiamo essere tentati di attendere che l’altro cambi, che diventi “migliore”, prima di aprirgli il cuore. Eppure, proprio lì dove le relazioni ci mettono alla prova, il Signore continua a offrirci la possibilità di sperimentare la sua misericordia e di imparare un amore più vero.
Francesco aveva compreso che perfino il fratello difficile può diventare il luogo nel quale Dio ci dona una grazia inattesa.
È una parola esigente, ma anche profondamente liberante. Perché il perdono non cambia soltanto chi lo riceve: trasforma anzitutto il cuore di chi perdona. Ci libera dall’amarezza, dalla pretesa di avere sempre ragione, dalla tentazione di trattenere il male ricevuto. Ci rende più simili al Padre, la cui misericordia precede sempre ogni nostro merito.
Per questo il Perdono di Assisi continua a essere una profezia anche per il nostro tempo. In un mondo segnato da contrapposizioni, rancori, polarizzazioni, violenze e vendette, a tutti i livelli (da quello intrafamiliare a quello sociale e internazionale), la Porziuncola ricorda che il Vangelo apre sempre una strada nuova: quella della riconciliazione, della fraternità e della pace.
Santa Chiara d'Assisi | La cura come custodia della vita
San Francesco è qui, nella forza di chi sostiene e accompagna.
La cura prende forma nella presenza di chi sceglie di esserci per l’altro. Nel Centro Terapeutico, dove terapeuti e terapeute accompagnano bambini e bambine durante il loro percorso di crescita. Nelle strutture di accoglienza dove persone e famiglie sono accompagnate in un percorso di autonomia.
Come Chiara d’Assisi è stata roccia e rifugio, così professioniste e professionisti sanitari, operatori e operatrici sociali, volontari e volontarie offrono un sostegno che restituisce dignità, accompagnando ciascuno a ritrovare fiducia e a costruire nuove possibilità.
Giornata nazionale per la cura del Creato | La bellezza che educa
San Francesco è qui, nello stupore di chi sa riconoscere la bellezza del creato e sceglie di custodirla ogni giorno.
In occasione della Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, rinnoviamo un impegno che ogni giorno prende forma attraverso l’educazione, la musica e la solidarietà.
Ogni bambino e bambina che canta la meraviglia del mondo ci ricorda che prendersi cura della terra significa anche coltivare rispetto e futuro. Perché educare alla bellezza è il primo passo per costruire un domani più giusto, in cui ogni creatura possa vivere con dignità.