Ricominciare grazie a te

Per chi ha perso tutto, il tuo aiuto è la speranza di ricominciare. Oggi più di prima.

Ricominciare.  E’ anche quello che oggi pensano Turi, Loredana, Ahamd, Marco e tutte le persone che aiutiamo.

Questi mesi sono stati più difficili per chi è povero e solo come loro e hanno lasciato un grande vuoto nelle loro vite. In questo momento, più di prima, le persone che vivono in povertà hanno bisogno di te.
Solo tu puoi aiutarle!

Per loro, oggi più di prima, il tuo aiuto è fondamentale per ricominciare.

  1. Operazione Pane - Piccole Spese quotidiane - Loredana

    Supporto per le spese quotidiane

    Quando la pensione non basta e la famiglia è lontana o assente arrivare a fine mese diventa difficile.
    €7.249,00 donati su €10.000,00 di traguardo
  2. Dona un buono per fare la spesa alle famiglie

    Aiuta le famiglie con la spesa
    €12.834,00 donati su €14.000,00 di traguardo
  3. Dona un pasto completo a una persona

    Aiuta chi non ha da mangiare con un pasto
    €28.718,00 donati su €35.000,00 di traguardo

Operazione Pane

Oggi le persone che si rivolgono alle strutture francescane stanno aumentando sempre di più. La situazione di grande emergenza mette in difficoltà tante famiglie, tante persone che non hanno una casa. Per loro la vita adesso è più complicata. In questo periodo di emergenza oltre 1000 persone ogni giorno hanno bisogno di un pasto caldo. Per tutti loro i frati delle mense di Operazione Pane non si fermano. In tutta Italia continuano a lavorare in prima linea per cercare di stare loro accanto più di prima, con un pasto caldo, una parola di confronto, un aiuto nelle spese quotidiane o quello che serve per trascorrere la notte.

Operazione Pane è la Campagna di Antoniano che sostiene le mense francescane in tutta Italia che ogni giorno mettono in tavola migliaia di pasti per chi non ha da mangiare.

Ecco dove si trovano le mense di Operazione Pane

Convento San Francesco Ripa a Roma

Giorni di apertura all’anno: 365 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 60 pasti
Numero di volontari coinvolti: 30 volontari

Mensa del Padre Abraham

Giorni di apertura all’anno: 105 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 180 pasti il martedì, 90 pasti la domenica
Numero di volontari coinvolti: 60 volontari

Centro Accoglienza Sant'Antonio

Giorni di apertura all’anno: 225 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 70 pasti
Numero di volontari coinvolti: 50 volontari

Mensa Sant'Antonio

Giorni di apertura all’anno: 306 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 65 pasti al giorno
Numero di volontari coinvolti: 45 volontari

Mensa convento Nostra Signora degli Angeli

Giorni di apertura all’anno: 300 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 25 pasti
Numero di volontari coinvolti: 10 volontari

Mensa Sant'Antonio - Torino

Giorni di apertura all’anno: 270 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 250 pasti
Numero di volontari coinvolti: 80 volontari

Mensa dei Poveri - Chiesa di San Bernardino

Giorni di apertura all’anno: 315 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 100 pasti al giorno
Numero di volontari coinvolti: 140 volontari

Mensa Padre Ernesto

Giorni di apertura all’anno: 365 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 130 pasti
Numero di volontari coinvolti: 250 volontari

Mensa dei Poveri - Pavia

Giorni di apertura all’anno: 280 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 100 pasti al giorno
Numero di volontari coinvolti: 40 volontari

Madonna delle Grazie di Monza

Giorni di apertura all’anno: 280 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 30 pasti al giorno
Numero di volontari coinvolti: 30 volontari

Centro Sant'Antonio

Giorni di apertura all’anno: 197 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 108 pasti
Numero di volontari coinvolti: 47 volontari

Convento San Daniele

Giorni di apertura all’anno: 310 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 15 pasti
Numero di volontari coinvolti: 21 volontari

Convento e Santuario di Santa Maria delle Grazie

Giorni di apertura all’anno: 250 giorni
Pasti garantiti ogni giorno: 110 pasti
Numero di volontari coinvolti: 54 volontari

Progetto Padri Separati di Baccanello

Aggiornamenti dalle mense francescane:

Torino

Fra Davide racconta la situazione a Torino

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa? Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

“Noi non abbiamo mai chiuso perché appena è nata l’emergenza ci siamo trovati immediatamente in difficoltà, nel senso che sono raddoppiati i poveri presenti in mensa: da 200 a 400, quindi subito è nata una richiesta interna. Come prima cosa abbiamo dovuto chiudere l’accesso interno e per questo ci siamo subito attrezzati con la distribuzione dei sacchetti con i pasti.

Le difficoltà iniziali

All’inizio è stato abbastanza difficile perché non c’era cibo da mettere dentro i sacchetti, quindi abbiamo dovuto chiedere aiuto ai ristoranti che conoscevamo e che nel frattempo avevano chiuso. Grazie ad una catena di 5-6 ristoranti che hanno cucinato per noi e a numerose donazioni di cibo, siamo riusciti a preparare i sacchetti e a distribuirli al’esterno della mensa dove abbiamo allestito dei grossi tavoli. Gli ospiti entravano distanziati l’uno dall’altro con la possibilità di scegliere cosa mettere nei loro sacchetti e stiamo andando avanti così da fine marzo ad oggi.

Tante famiglie in difficoltà

A questo si è però aggiunto il problema delle famiglie: tantissime famiglie hanno iniziato a venire in mensa con i loro bambini; non eravamo preparati per questa situazione, che rappresentava per noi una nuova sfida. Abbiamo aumentato anche i pacchi spesa che già avevamo previsto ma ora li abbiamo dovuti triplicare: da 100 a 300.

Ad oggi sono leggermente diminuiti i poveri che vengono alla mensa, sono circa 350 ma la situazione delle famiglie è ancora in piena emergenza. Attualmente assistiamo 300 famiglie con un pacco ogni due settimane.

Non potendo, per ragioni di sicurezza, far accedere in convento i volontari o persone esterne, abbiamo dovuto trovare una soluzione su come gestire internamente questo aumento di bisogno. A questo proposito, fondamentale è stato l’aiuto dei 5 ragazzi senza fissa dimora che vivevano già da noi e che si sono messi a piena disposizione per aiutarci. Presto ci siamo accorti che 5 persone non erano sufficienti e per questo, abbiamo raddoppiato la capienza in convento.

Cosa è cambiato dopo l’emergenza

Durante questo periodo ho cercato di restare parecchio fuori sia per far mantenere le distanze che per fare i colloqui data la chiusura del centro d’ascolto. Noi abbiamo sentito questa emergenza come un effetto bomba, il nostro lavoro si è triplicato, sono cambiate le nostre abitudini e ci siamo messi tutti in gioco: Siamo diventati un punto centrale per chi vive in strada. Come mai son raddoppiati? Semplicemente perché sono arrivati tutti quelli che chiedevano l’elemosina in strada, che si sono sempre arrangiati nella loro vita ma non trovando più persone in giro si sono catapultati tutti nella nostra mensa anche perché è una zona più centrale rispetto alle altre mense della città. Questa crescita enorme e la difficoltà delle mense domenicali a far fronte a questi numeri, durante tutto il periodo della quarantena, abbiamo cercato di distribuire 50 sacchetti anche la domenica, lo abbiamo riservato soprattutto ai più fragili, ai più anziani quelli che non ce la facevano a fare le file enormi durante la settimana.

Cosa è cambiato per gli ospiti

Per quanto riguarda i sentimenti dei nostri ospiti, posso dire che ai 10 giovani ragazzi di cui parlavo prima, questo periodo li ha aiutati parecchio, quasi gli “ha fatto bene!” Perché si sono sentiti utili e sono sempre stati molto attivi. Però il resto dei nostri ospiti devo dire che erano molto smarriti, sono venuti meno tutti i loro punti di riferimento.

Piano, piano in questa fase di ripresa la situazione è lentamente migliorata, sono stati riaperti i servizi per le docce con tempi di attese molto lunghi ma non è possibile fare altrimenti. Alcuni servizi sono ripartiti e altri no, speriamo in una prossima riapertura di quanti più servizi possibili. Per fortuna che l’estate sta un po’ aiutando, siamo tutti più rilassati, c’è meno il problema del freddo e meno problema dei vestiti, altrimenti sarebbe stata drammatica. Ma c’è paura, molta paura per quest’inverno, perché non sanno bene cosa li aspetta e sono vulnerabili e sono un po’ esposti a tutto quindi qualcuno di loro è molto preoccupato.

Aggiornamento dalle mense

Verona

Fra Francesco racconta come stanno ripartendo a Verona

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa?

“Durante la pandemia, abbiamo continuato a garantire il servizio delle docce; la mensa è stata chiusa, ma ci siamo attrezzati per la distribuzione dei sacchetti alimentari con i panini, e con le vaschette monoporzione siamo riusciti due tre volte a settimana a dare anche un primo e un secondo da asporto. Da noi inizialmente venivano 100/120 persone durante l’emergenza. Da maggio il numero di persone che viene da noi è aumentato  fino a 150, perché nel frattempo il comune ha interrotto, per alcuni, il pasto a domicilio che aveva attivato nei mesi iniziali di chiusura, per contenere il più possibile i movimenti e  le uscite delle persone.

Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

“All’inizio li avvertivo inconsapevoli di quello che stava succedendo e quindi inizialmente abbiamo fatto molta fatica anche a far rispettare le norme di sicurezza, ma poi a mano a mano hanno tutti acquisito consapevolezza e ci siamo rasserenati tutti. Nonostante fossero cambiate le modalità per avere un pasto, sono stati comunque sempre molto contenti di ricevere qualsiasi cosa, hanno espresso sempre la loro gratitudine e riconoscenza”.

Pavia

Fra Enrico racconta come stanno ripartendo a Pavia

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa? Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

Come in altre realtà francescane abbiamo continuato a distribuire il pasto ai nostri ospiti, che durante il periodo di piena emergenza sono aumentati ancor di più. Noi ne abbiamo calcolati tra i 100/120 al giorno e due volte a settimana facciamo la distribuzione dei pacchi famiglia.

Abbiamo visto la diversità di parecchie persone nuove, ma ora i numeri stanno rientrando e ci sono parecchi anziani italiani, badanti che essendo state a casa da lavoro per un motivo o per l’altro avevano bisogno anche loro di mangiare.  Poco prima dell’emergenza, avevamo iniziato a tenere aperto anche la domenica pomeriggio per regalare ai nostri ospiti un momento di svago, per fare una tombolata, stare insieme a chiacchierare, bere un tè, ma purtroppo abbiamo dovuto chiudere subito perché era impossibile da gestire durante l’emergenza.

Qualcosa è cambiato

Noto con piacere che in questa fase di ripresa, nonostante la mensa sia ancora chiusa, molti, in cerca di compagnia, vengono da noi molto prima di quando iniziamo a distribuire il pranzo e quindi è un po’ come se avessimo continuato a condividere quei momenti di spensieratezza, fuori in giardino. È bello vedere che i nostri ospiti, nonostante questo lungo periodo difficile non sono demoralizzati, anzi li vedo pimpanti e fiduciosi per il futuro. Poi devo dire che anche durante il periodo di emergenza ma anche in questa nuova fase, si comportano davvero bene, mantengono le distanze e rispettano tutte le regole, a parte alcuni casi eccezionali che ci sono sempre! Ma la cosa più bella che hanno voglia di fare qualcosa anche loro per tutta la comunità, vogliono dare una mano come possono e la fatica per noi è proprio quella di trovare qualcosa da fargli fare perché la nostra mensa è davvero piccola. Ma c’è la voglia di ringraziare e restituire quello che hanno ricevuto.”

Lonigo

Fra Sandro racconta cosa succede a Lonigo

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa? Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

“Noi non abbiamo mai interrotto ad accogliere quindi per noi non è stata una ripartenza ma piuttosto è stata una cosa abbastanza continua, più che altro durante proprio il periodo di lockdown abbiamo avuto meno persone che venivano sia per la mensa quotidiana che per la distribuzione della spesa.  Da quando è ripartito un po’ tutto, gradatamente sono ritornate le persone come prima. Non abbiamo ancora riaperto la mensa e per sicurezza abbiamo sospeso anche il servizio delle docce. Ma prepariamo e distribuiamo i sacchetti per chi si presenta da noi. Noi lavoriamo in sinergia anche con la Parrocchia che si occupano di provvedere i bisogni economici, della distribuzione dei vestiti, mentre noi ci occupiamo più del pasto. In questo tempo quello che abbiamo sofferto molto è la mancanza del contatto umano perché prima sicuramente con la possibilità di avere un luogo come la mensa avevamo più possibilità e occasione di parlare con le persone e di instaurare con loro relazioni mentre adesso restando fuori e distribuendo i sacchetti mantenendo le distanze, questa situazione sicuramente non facilita il dialogo.

Milano

Fra Carlo racconta cosa succede a Milano

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa? Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

Non abbiamo mai smesso, non siamo mai stati chiusi ma abbiamo riadattato il nostro servizio. Rispetto agli stati d’animo un po’ di tutti, nostri e loro, si avverte il forte desiderio di ripartire, anche se con molta consapevolezza rispetto al fatto che sarà una cosa nuova, quindi anche gustare la bellezza e la fatica di una ripartenza, di una rinascita.

È necessario custodire lo spirito dove ognuno di noi dovrà inevitabilmente cogliere questo tempo per crescere. Ripartire non significa per forza solo fare più cose con la ripresa, offrire più servizi, ma piuttosto crescere nella profondità e nella relazione con altre persone, partendo soprattutto dall’ascolto che per noi è un elemento fondamentale.

Quindi i passi nuovi di ripresa, rispetto al lockdown sono stati questi: di poter finalmente ritornare a stare un po’ di più con le persone che ci chiedono una mano, accoglierle, ascoltarle e avere un tempo d’ascolto che durante l’emergenza, con l’arrivo di tante persone nuove, abbiamo dovuto rinunciare a questo aspetto relazionale perdendoci la parte più bella di quello che facciamo. Questo aspetto dello ascolto per noi è fondamentale non solo per indagare meglio le situazioni ma proprio per conoscere e accompagnare al meglio le persone.

La riscoperta della relazione

Il nostro segnale di ripresa è caratterizzato proprio da questo, adesso ci si riaffaccia a gustare tutta questa parte relazionale. Altri sentimenti che sono presenti inevitabilmente sono quelli dell’incertezza, la paura di alcuni, anche tra i volontari di capire cosa sarà, cosa si potrà fare, se mai si tornerà come prima.

La fatica di questo tempo è stata quella di avere la consapevolezza di essere una struttura bene o male consolidata e avviata, con certe dinamiche, con certe garanzie anche di relazioni, di sapere che avevamo degli spazi di tempo e spazi fisici che ci permettevano di avere una certa serenità in tutte le attività che facevamo, adesso invece questa provvisorietà ci ha messo in crisi. Ma crediamo anche che questa situazione d’incertezza ci aiuti ad avere uno sguardo più aperto verso il futuro, dando spazio alla creatività.

Capire come ripartire

La sfida è quella di capire quali saranno i prossimi passi ma soprattutto quale sarà il modo di ripartire. Abbiamo fatto una riunione anche con i volontari in cui ci siamo detti che la questione è proprio quella di capire come fare le cose, come affrontarle; l’attenzione non sarà più solo sul dove e sui numeri ma come possiamo stare per preservare anche lo spirito che S. Francesco ci insegna. Dobbiamo pensare il nostro centro come un posto dove cogliamo che la ricchezza di quello che viviamo non è semplicemente legata ai metri quadrati che possiamo sfruttare o meno, ma si può vivere lo stesso spirito di relazione e d’incontro sulla strada, trovare nuove collocazioni presso le case delle famiglie. Quindi questa situazione che ci spinge un po’ ad uscire fuori con gli altri, la troviamo molto interessante.

Catanzaro

Fra Fabio racconta come la mensa francescana di Catanzaro riparte dopo mesi difficili.

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa?

“Noi da marzo abbiamo distribuito il pranzo al sacco con panini farciti, da giugno invece abbiamo iniziato con il servizio d’asporto; abbiamo cambiato il modo di stare vicino a chi ha bisogno. Posso dire che la situazione da inizio emergenza ad ora è molto migliorata perché tra marzo e aprile sono notevolmente aumentate le persone in difficoltà: siamo arrivati a distribuire 100 pasti e piano piano con la ripresa stiamo tornando ai numeri di prima dell’emergenza 50/60 pasti giornalieri. In questa fase di ripresa, i nostri ospiti hanno gradito di trovare qualcosa di caldo, anche se si avverte molto la difficoltà di non avere ancora tutti i servizi aperti. Le richieste sono tante ma per ora siamo riusciti a riattivare una delle esigenze più urgenti: la distribuzione dei farmaci, ovviamente quelle prescritti dai medici. Non vediamo l’ora di ritornare a rispondere a tutti i bisogni espressi”.

Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

“Ad oggi i nostri ospiti sono un po’ più tranquilli rispetto ai primi mesi d’emergenza dove si avvertiva più agitazione e molto scoraggiamento, perché nessuno era in grado di sapere come sarebbe andata a finire.

Monza

Fra Celestino racconta come a Monza stanno ricominciando dopo mesi difficili.

Come è stato ricominciare dopo questo lungo periodo d’emergenza e avete già previsto una possibile riapertura della mensa?

“Attualmente stiamo distribuendo 30-32 sacchetti alimentari, più il sabato mattina vengono da noi altre 15 persone che ci sono state segnalate dalla Caritas.
Per la riapertura della mensa bisognerà aspettare settembre per capire se ci sono le condizioni giuste. La struttura ha 36 posti e con le disposizioni del momento faremmo fatica a servire tutte le persone che hanno bisogno.”

Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

“Nonostante tutto, non mi sembrano persone rassegnate. la maggior parte ha voglia di mettersi in moto e di cercare qualcosa per ricominciare. Devo dire che c’è fiducia per il futuro, perché c’è da parte di alcuni la richiesta e la voglia di trovare un lavoro. Un paio di ragazzi sulla trentina lo hanno trovato, fanno qualche ora uno in un giardino, l’altro sta facendo delle piccole guardiole. Durante questo periodo è stato più semplice creare un rapporto con le persone. C’è chi ti parla della figlia, chi della situazione sua personale e ti racconta che magari dorme in macchina. Sarebbe bello trovare un modo per continuare a interagire con gli ospiti che ogni giorno vengono in mensa.

La Spezia

Fra Sergio ci spiega cosa significa ricominciare per le persone che ogni giorno chiedono aiuto.

Avete già previsto una possibile riapertura della mensa?

“Noi abbiamo in programma di riaprire la mensa prossima settimana, sempre cercando di fare attenzione al distanziamento sociale e rispettando le regole che ci sono in questo periodo. Ad esempio, abbiamo previsto diversi turni per non far entrare tutti gli ospiti insieme, ci saranno i vassoi già pronti, sarà una sorta di “sacchetto alimentare aperto” e ancora ci saranno dei volontari che accompagneranno gli ospiti nei posti a sedere previsti per rispettare le regole del distanziamento che ci sono ancora. Questo ci porterà ad avere maggior attenzione ma la voglia di ricominciare ad accogliere i nostri ospiti all’interno della mensa è sicuramente più grande e si respira già da ora, una sensazione di grande sollievo.”

Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

“Ecco, parlare dello stato d’animo delle persone che vengono da noi è un po’ difficile perché a causa di questo periodo di allontanamento, con la distribuzione dei sacchetti certo scambi due parole, ma non più di tanto. Durante questo periodo hanno reagito un po’ come tutti, all’inizio sono stati attenti a rispettare le regole, poi piano piano è subentrata la stanchezza ma soprattutto il desiderio che tutto questo finisse.

Credo che ci sia da parte degli ospiti la voglia di tornare alla mensa come prima e sono sicuro che per loro, la riapertura della prossima settimana sarà motivo di gioia e sollievo, almeno quanto lo è per noi. E speriamo di rivedere molti di quelli che in questo periodo non sono più venuti da noi, se avessero ancora bisogno di un pasto caldo e un volto amico.”

 

Palermo

Fra Michele Fava ci racconta la situazione a Palermo dopo mesi difficili.

Cosa significa per voi ricominciare dopo questo periodo d’emergenza? 

Durante questo lungo periodo, anche se all’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà abbiamo cercato di organizzarci con una sorta di mensa itinerante per garantire un pasto a chi ha bisogno, senza dimenticarci di rispettare le regole del momento delicato che stiamo vivendo. Ad ogni modo, abbiamo sempre cercato di stare vicino ai nostri amici, anche quelli abitano fuori dalla zona, per non farli sentire mai abbandonati. Oggi, quello che mi fa un immenso piacere è che piano piano stiamo ricominciando a tornare alla normalità e nonostante ci sia ancora un po’ di paura da parte di tutti e dobbiamo aspettare ancora un po’ per poter riaprire la nostra mensa, una cosa è certa: i volontari, i cuochi, io e i nostri amici non vediamo l’ora di ritrovarci tutti insieme, sempre nel rispetto delle regole.

Qual è lo stato d’animo degli ospiti dopo questo momento critico e difficile per tutti, ancora di più per loro?

Gli ospiti all’inizio hanno avuto tanta paura. Parlavo con loro e vedevo nei loro occhi il timore, la paura di non farcela. Ora, dopo mesi difficili, in quegli stessi oggi vedo una piccola luce. La luce della speranza, della voglia di ricominciare, di tornare a vivere.

Condividi