La storia di Musahib

Il lavoro come strada per ricominciare

Musahib Hussain ha quarant’anni e viene dal Pakistan. La sua vita è cambiata all’improvviso quando a causa di un incidente è rimasto gravemente ferito, lasciandogli conseguenze fisiche importanti con cui ha dovuto imparare a convivere. Nel suo Paese ricevere le cure necessarie non era semplice, così ha preso la difficile decisione di partire, lasciando la sua famiglia con il desiderio di poter costruire un futuro solido da riabbracciarla un giorno.  

Un nuovo inizio 

Il suo viaggio lo ha portato in Italia nel 2023. A Bologna ha trovato accoglienza all’interno del progetto SAI, nella struttura gestita da Arca di Noè. Da lì è iniziato un nuovo pezzo di strada: le pratiche per i documenti, lo studio dell’italiano, il percorso sanitario per arrivare a una nuova protesi, e insieme la ricerca di un lavoro che potesse rappresentare un primo vero passo verso l’autonomia.  

Nonostante le difficoltà, Musahib non si è mai fermato. Ha sempre avuto chiaro che il lavoro fosse il modo per rimettere insieme la propria vita, ritrovare stabilità, immaginare il domani, per sé ma anche per la sua famiglia. In Pakistan faceva il tassista; qui, come spesso accade a chi riparte da zero, la necessità e gli incontri della vita lo hanno condotto verso un ambito completamente diverso, dove ha affrontato con coraggio e determinazione un lavoro manuale e fisicamente impegnativo. 

In questo cammino è stato accompagnato da Mena Sacchetti, referente dello Sportello Orientamento, Formazione e Accompagnamento al Lavoro di Antoniano, che lo ha sostenuto nel percorso di orientamento e inserimento lavorativo. Accanto a lui c’è stato un lavoro paziente di accompagnamento, di mediazione e di costruzione di fiducia, fondamentale per rendere possibile un percorso che sulla carta sarebbe stato molto più complesso.  

Dare fiducia, costruire futuro 

La svolta è arrivata con l’incontro con Irene Meli e con la GM Metalservice, azienda di Pieve di Cento che si occupa di compravendita e riciclo dei metalli. Anche Irene, arrivata dal sud al nord Italia e cresciuta professionalmente in un settore prevalentemente maschile, sa cosa significa farsi spazio in un contesto nuovo. 

È stato un incontro importante, di quelli che cambiano davvero il corso delle cose. Irene ha saputo guardare Musahib per quello che è, andando oltre alla sua disabilità. In lui ha visto una persona affidabile, pieno di risorse, con tanta voglia di imparare e di assumersi delle responsabilità. Musahib ha trovato un luogo in cui sentirsi accolto e, che fin dal primo giorno in cui ha conosciuto Irene, si è sentito nelle condizioni di dare il massimo di sé.  

Da subito Musahib ha mostrato serietà e una grande forza di volontà. Anche quando la protesi ormai usurata rendeva tutto più faticoso, anche quando il tragitto da casa al lavoro era lungo, ha sempre dimostrato di essere un dipendente appassionato. In questo tempo ha conseguito la patente del muletto, ha proseguito la sua formazione professionale e, giorno dopo giorno, si è conquistato la fiducia di Irene e del marito.  

Ed è proprio questa fiducia reciproca uno degli aspetti più belli del suo percorso. Perché il percorso di Musahib racconta sì una determinazione personale fuori dal comune, ma racconta anche di un’opportunità che nasce quando qualcuno sceglie di riconoscere il valore di una persona oltre ogni fragilità. Irene e la sua azienda hanno saputo farlo, fino alla decisione di offrirgli un contratto a tempo indeterminato, un passaggio importante, che dà forma e stabilità a un futuro che fino a poco tempo fa sembrava lontano.  

Negli ultimi mesi, per Musahib sono arrivate anche altre svolte importanti per il suo percorso, come il riconoscimento della protezione sussidiaria, che gli permette di vivere e lavorare regolarmente in Italia, e l’arrivo di una protesi definitiva. Oggi continua a studiare, a lavorare e soprattutto continua a custodire il sogno di poter riabbracciare presto la sua famiglia e ricominciare la loro vita insieme.  

Quella di Musahib è una storia che ci ricorda quanto il lavoro sia uno spazio decisivo di autonomia e ricostruzione per il proprio futuro, soprattutto quando si incontrano persone capaci di vedere davvero chi hanno davanti e di dare fiducia, andando oltre ai pregiudizi.